La Sardegna sale nelle classifiche globali con Forte Village e Arbatax Park

lusso sostenibile

di Davide Madeddu

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Lusso e sostenibilità. Ma anche ospitalità, offerta in ambito sportivo, cura dei dettagli, natura e tradizioni. Con un’attenzione particolare all’ambiente e alle tradizioni, ma anche alla cucina. Caratteristiche differenti che hanno permesso a due resort situati in due coste opposte della Sardegna di vincere i prestigiosi premi dei World Travel Awards 2019. Lo scenario e le caratteristiche del Forte Village, a una cinquantina di chilometri da Cagliari nella costa sud occidentale sarda, sono valsi il premio (per la ventiduesima volta) “World’s Leading Resort” (riconoscimento cui si aggiungono anche i due titoli di World’s Leading Sports Academy 2019 e World’s Leading Sports Resort 2019).

Le carte vincenti a Forte Village

Negli spazi che sorgono nei 50 ettari che si affacciano sul mare cristallino, sono diverse le tipologie di accommodation. Il compendio turistico amministrato e diretto da 25 anni da Lorenzo Giannuzzu propone un percorso gastronomico con più di 20 ristoranti in alta stagione e la collaborazione con chef stellati: da Heinz Beck a Massimiliano Mascia e Carlo Cracco. E riserva un’attenzione particolare alle famiglie con la Children’s Wonderland, la Casa di Barbie e il Mario’s Village, l’Acquapark, un nuovo ristorante dedicato ai piccoli ospiti e più di 20 academy sportive – dalla Chelsea Football al nuoto, dalla scherma al rugby fino alle arti marziali. La Forte Arena è dedicata agli appuntamenti e agli spettacoli.

Avanguardia green nel mondo

Per l’Arbatax Park, resort fondato nel 2010 dagli imprenditori Giorgio e Angela Mazzella in Ogliastra (costa centro orientale) «una delle 5 blue zone al mondo e patria dei centenari» il riconoscimento “Miglior Eco Resort del mondo”, che, come chiariscono dall’azienda «conferma e valorizza il precedente riconoscimento quale “Miglior Eco Resort d’Italia, ricevuto lo scorso giugno a Madeira, e accredita la struttura come il vero punto di riferimento per il turismo eco- sostenibile mondiale».

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Enit, l’Italia destinazione top per il lusso – Lusso

L’Italia si colloca in testa alle scelte dei turisti tra le destinazioni mondiali legate al benessere e soprattutto al lusso per il quale è prima per il segmento affluent, in testa a Francia, Sud Africa e USA; per i millennial batte Thailandia, Islanda e Sud Africa; per le famiglie l’Italia supera il Messico, le Hawaii e perfino Orlando (Disneyworld). Sono i risultati di una ricerca diffusa dall’Enit – Agenzia nazionale del turismo alla vigilia dell’Iltm (International Luxury Travel Market) in programma a Cannes dal 2 al 5 dicembre. Si tratta dell’unico evento globale dedicato all’industria dei viaggi di lusso e quest’anno lancia l’Anno della salute: riunirà una comunità di esperti del wellness perché il futuro è dei viaggi che migliorano il benessere fisico, mentale e sociale del viaggiatore. La vacanza promette di trasformare il turista e i marchi di viaggio odierni offrono soluzioni per migliorare la vita e tornare rigenerati.
    I turisti stranieri coronano in Italia il proprio sogno d’amore: per i viaggi di nozze in Italia sono considerati esclusivi e preferiti a località come Maldive, Polinesia Francese e Maui. Anche la scelta della modalità di viaggio rende bene l’idea di come si stia alzando la quota di mercato con maggiore disponibilità economica attratta dal nostro Paese. Nel 2019 sono aumentati i viaggiatori in business dall’estero del +12,7%, trascorrendo, insieme ai viaggiatori italiani, oltre 11 milioni di notti in alberghi di lusso. Di questo passo – secondo le previsioni dell’Enit – l’industria del lusso non conoscerà mai crisi e entro il 2025 i viaggi di lusso cresceranno più velocemente rispetto a qualsiasi altro tipo di viaggio del +6,2%: più di un terzo rispetto al totale dei viaggi che cresceranno del +4,8%.
    La spesa internazionale extra Ue per lo shopping in Italia segue un trend di crescita nel primo semestre 2019 sul 2018: +7% il volume degli acquisti effettuati nei fashion store di prestigio del Belpaese con uno scontrino medio intorno agli 800 euro. Cresce anche l’attrattività dell’Italia turistica sul mercato francese nel primo semestre 2019 sul 2018: gli arrivi aeroportuali dalla terra transalpina sono aumentati del +4,2 nell’ultimo trimestre 2019. Sono 6 milioni i viaggiatori e 17,8 milioni i pernottamenti. Oltre 1,8 miliardi di euro di spesa turistica: +7,0%. (ANSA).
   

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La maschera ristrutturante per capelli

Le formule che abbiamo scelto sono ricche di oli vegetali nutrienti e garantiscono risultati apprezzabili già dopo una sola applicazione. In più, hanno tutte e tre una profumazione molto gradevole e una texture ricca ma non untuosa.

Tre prodotti per tre fasce di prezzo
Oleo-maschera Sublime della linea Speciale Capelli Perfetti di Collistar agisce grazie alla miscela di cinque oli vegetali più vitamina E e acido lattico, mix che dà benefici immediati e a lungo termine: ristruttura la fibra capillare, in superficie minimizza le porosità e imperfezioni, così da donare idratazione e nutrimento ai capelli, che appaiono da subito rigenerati, luminosi, soffici, leggeri e facilmente pettinabili. In più, li protegge dagli agenti esterni (22 euro per 200 ml, in profumeria).

Gold Lust Transformative Masque di Oribe è ideale per nutrire e riparare i capelli danneggiati, anche in profondità. Questa formula agisce in virtù di un complesso di amminoacidi, collagene vegetale, caffeina e niacinamide, più una sinergia di oli vegetali come sandalo, cassis, argan, baobab, maracuja. Ricca di burro di karité, contiene estratti di gelsomino e tè bianco, antiossidante. Si può usare anche quotidianamente (circa 58 euro per 150 ml, nei saloni Oribe e online).

Masque Soin Régénérant aux quatre huiles végétales Hair Rituel di Sisley si avvale di un cocktail di oli karité, macadamia, camelia e nocciola: insieme riparano, nutrono, idratano e restituiscono ai capelli un aspetto lucente e setoso. Nella formula, un complesso vitalizzante fortificante a base di oligoelementi, arginina, estratti e proteine vegetali ricostituenti e stimolanti del bulbo pilifero per agire dalla radice. I capelli sono morbidi e brillanti dal primo utilizzo (75 euro, nelle migliori profumerie).

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Fanny Moizant: «Dalla Kelly di Hermès alla Saddle bag di Dior, i record di Vestiaire Collective»

usato di lusso

Intervista alla fondatrice della piattaforma che dieci anni fa ha rivoluzionato il mercato del lusso second hand, oggi ad Hong Kong per aprire le preziose porte dell’Oriente alla sua azienda

di Chiara Beghelli

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Fanny Moizant è la dimostrazione umana della falsità di un assioma, quello per cui la maternità corrisponde alla fine della carriera. Anzi, proprio la nascita delle sue figlie, e una formazione nel marketing di moda, le volle fare creare qualcosa di suo. Era il 2009 della recessione, e notò che le fashion blogger a corto di contanti iniziavano a rivendere sui rispettivi blog i loro beni. Che però potevano essere dei falsi. Così, con altri cinque amici, in un appartamento di Parigi, Moizant mise online Vestiaire Collective (Vc), piattaforma di vendita di moda e lusso usato e autenticato da un team di esperti.

Dieci anni dopo, Vc è leader di un settore in costante crescita (secondo Bcg arriverà a 36 miliardi nel 2021, rispetto ai 25 del 2018, al ritmo di +12% all’anno): ha 9 milioni di membri, 1,2 milioni di articoli in catalogo di 5.200 brand, 400 dipendenti in sei sedi. E 149 milioni raccolti da fondi e investitori, di cui ben 40 lo scorso giugno, dalla cordata guidata da Max Bittner (ora ceo) e da Bpifrance. Un’iniezione di capitale che ha portato, fra l’altro, all’apertura in ottobre del primo negozio fisico permanente da Selfridges a Londra e Moizant a trasferirsi (con le figlie) a Hong Kong, a capo di un team di 20 persone che stanno aprendo a Vc le preziose porte dell’Asia.

Fanny Moizant

Dieci anni fa avete colto per primi una tendenza che oggi è un business globale. Fra 10 anni quali saranno i grandi temi nella moda e nel lusso?

«Credo che l’economia circolare sarà il nuovo standard nel settore della moda. Il modello lineare con cui ha lavorato finora sta lentamente svanendo e allo stesso tempo i consumatori si rendono conto dell’insostenibilità di questo modello. Immagino un futuro in cui l’industria della moda lavori per ridurre gli sprechi, e allo stesso tempo collabori con siti di resale come il nostro per garantire che la durata degli articoli si estenda. Nulla dovrebbe essere prodotto per durare una sola stagione, ogni articolo dovrebbe essere amato per molti anni a venire».

Uno dei punti di forza del resale è proprio la sua sostenibilità, un aspetto cruciale per le aziende del settore. Crede che stiano facendo abbastanza in questo senso?
«Grazie ai social media ci sono sempre meno segreti nella moda. Le persone sono chiare sui cambiamenti che vogliono vedere in termini di sostenibilità e conseguentemente i brand devono saper rispondere a queste esigenze. Noi vogliamo lavorare con questi brand per garantire che la durata dei loro prodotti sia più lunga possibile».

Durabilità è una caratteristica dei classici, che su Vc sono degli evergreen…
«Sì, i classici sopravvivono sempre, come la Kelly di Hermès e la Neverfull di Louis Vuitton. Ci sono collezioni che hanno oggi lo stesso impatto di quando furono lanciate, come quelle per Céline di Phoebe Philo. E ci sono pezzi come la Saddle bag di Dior o la Baguette di Fendi che hanno un grandissimo revival e sono ora più popolari che mai».

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Dr. Vranjes e il segreto per crescere: qualità e produzione interna

Fragranze d’ambiente

Il marchio fiorentino esporta il 75% ed è in piena accelerazione all’estero, dagli Usa al Giappone. Paolo Vranjes: «Il segreto è avere una filiera corta, come nel nostro caso in cui uniamo sviluppo creativo e produzione interna»

di Silvia Pieraccini

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«Il segreto della crescita? Investire sulla produzione». La frase non arriva da un imprenditore della meccanica o della pelletteria, e neppure da uno della carta, del tessile o del marmo. Arriva da Paolo Vranjes, fondatore, “naso”, motore e azionista – ora di minoranza, dopo aver venduto il 70% al fondo BlueGem – del marchio fiorentino di fragranze d’ambiente e cosmetica Dr. Vranjes, che nel 2018 ha aumentato i ricavi del 20% e quest’anno farà ancora meglio.

Il 2019 dovrebbe chiudere con un fatturato di 18,5 milioni (+25%), che nel comparto è una cifra di tutto rispetto, cui si aggiungono cinque

milioni di ricavi retail Italia (realizzati dagli otto monomarca che sono rimasti nel portafoglio di Vranjes insieme con gli immobili aziendali).
L’espansione internazionale – oggi il marchio esporta il 75% – è in piena accelerazione, con il quarto negozio in apertura in Giappone, a Osaka, entro settembre 2020; uno previsto a Dubai; un altro a Kuwait City. La filiale distributiva aperta l’anno scorso in Usa è stata ora seguita da una in Cina, strategica per l’espansione su quel mercato. «In Cina stiamo vagliando negozi ed e-commerce», spiega Vranjes nella sede aziendale di Bagno a Ripoli. L’obiettivo programmato dall’azienda è toccare i 30 milioni di ricavi entro il 2021 (esclusi i negozi) con un ebitda di circa 10 milioni.

Nel frattempo l’offerta si sta allargando: è pronto il lancio della linea di candele profumate senza solventi, al 100% made in Florence, annunciata da tempo; in primavera debutteranno i profumatori per auto dotati di cartuccia fatta con un biopolimero che si scioglie nell’acqua.

Alla base di tutto c’è l’attenzione alla produzione, fase strategica del business che nel settore beauty spesso viene realizzata in outsourcing affidandosi a specialisti del settore. Dr Vranjes invece ha deciso di produrre “in casa”. «Abbiamo uno stabilimento di quattromila mq all’Osmannoro – spiega Paolo Vranjes – che ospita sia la produzione che il laboratorio per il controllo qualità. Abbiamo appena investito 1,5 milioni in una linea automatizzata che ci ha permesso di aumentare l’efficienza e stiamo potenziando la parte di ricerca e sviluppo».

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L’alta gioielleria apre l’ Armani day a Milano – Lusso

(ANSA) – MILANO, 14 NOV – Nella moda ha inventato un colore
che non c’era, il greige, e nella gioielleria, dove debutta
oggi, ha brevettato una lega che ancora mancava, quella dell’oro
Armani, di cui sono fatti i preziosi presentati questa mattina a
Milano, nel primo degli appuntamenti dell’Armani day che culmina
stasera all’Armani/Teatro, dove sfila per la prima volta la
collezione Pre-Fall 20/21. Poco prima della sfilata, al Silos,
dall’altro lato della strada, l’apertura di Accenti di stile,
la prima mostra dedicata al mondo degli accessori, con oltre 300
scarpe e borse disegnate negli anni da Giorgio Armani. Subito
dopo la passerella, sempre nel teatro disegnato da Tadao Ando,
una cena a cura dell’Emporio Armani Ristorante e, infine,
l’esibizione di Giorgia aĺl’Armani privé. Ad aprire la full
immersion nel mondo Armani il lancio della collezione di alta
gioielleria, esposta in una suite dell’Armani hotel di via
Manzoni: in diverse teche trovano posto le tre linee, con costi
dai 900 ai 350 mila euro. (ANSA).
   

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Frammenti preziosi: a Milano un’asta di gioielli fatti con porcellane Richard Ginori

per il museo di doccia

Un progetto della scuola Lao e degli Amici del Museo di Doccia mira a trovare fondi per tutelare le migliaia di opere custodite nella storica istituzione, che sta ancora aspettando di riaprire

di Chiara Beghelli

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In Giappone la tecnica “Kintsugi” ridà vita a oggetti rotti, scheggiati, esaltando le loro cicatrici, spesso ricomponendole con una pasta dorata, che sottolinea le vicende della loro esistenza. Una filosofia simile ha ispirato gli studenti del LAO, scuola orafa di Firenze, nel creare gioielli a partire dai frammenti di porcellane della manifattura Richard Ginori.

Un’asta per proteggere le opere del Museo di Doccia
Una ventina le creazioni fra anelli, orecchini, collane, che saranno messe all’asta il 25 novembre a Milano alle 19 nella sede di Officine Saffi, galelria specializata in ceramica contemporenea, dove l’evento sarà curato da Sotheby’s. Con uno scopo benefico: il progetto, infatti, nato dall’incontro fra LAO e l’Associazione Amici di Doccia, in collaborazione con Officine Saffi e la Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, vuole dare un contributo alla raccolta fondi per il restauro di opere conservate nel Museo di Doccia, che raccoglie la storia di Richard Ginori, situato a pochi chilometri dal centro di Firenze e chiuso al pubblico dal 2014.

Jully Vargas. Spille “Lui e lei”. Frammenti di porcellana Richard Ginori e rame smaltato

Il primo museo d’impresa d’Europa
Un museo di cui si attende da tempo la riapertura, ma del quale è doveroso tutelare, nel frattempo, la delicata collezione, una delle testimonianze più importanti della lavorazione della porcellana in Italia sin dal Settecento: 8mila le opere in porcellana, maiolica, terracotta, piombo, oltre 13mila fra disegni, lastre di metallo incise, pietre cromolitografiche, modelli in gesso, sculture in cera che ne fanno parte e compongono il più antico museo d’impresa d’Europa.

“Frammenti”,  gioielli che nascono dalle porcellane Richard Ginori

“Frammenti”, gioielli che nascono dalle porcellane Richard Ginori

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Per la realizzazione di alcuni degli oggetti è stato utilizzato Art Clay Silver, una innovativa pasta d’argento che può essere modellata, sagomata o scolpita. L’argento utilizzato per Art Clay Silver, peraltro, proviene da processi di recupero e riciclaggio di materiali destinati alle discariche.

In ottobre, intanto, sono iniziati i restauri di alcune opere del museo, grazie ai 50mila euro raccolti dalla manifestazione fiorentina Artigianato e Palazzo. Nel 2017 il ministero dei Beni Culturali ha rilevato la proprietà del Museo per 700mila euro, mentre la manifattura Richard Ginori fa parte dal 2013 del gruppo Kering, che la acquistò per 13 milioni di euro. Di recente Kering ha indicato come amministratore delegato Alain Prost, che sostituisce Giovanni Giunchedi.

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Per Istituto Ganassini (Rilastil) obiettivo mercato cinese

BEAUTY IN FARMACIA

L’azienda ha fondato una società a Shanghai anche per studiare Vietnam, Corea e Indonesia

di Marika Gervasio

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Oltre 150 milioni di fatturato nel 2018, 600 impiegati, diciotto marchi e un tasso di investimenti in ricerca e sviluppo pari al 10% delle vendite: sono i numeri di Istituto Ganassini, azienda che sviluppa prodotti cosmetici, per la cura della persona e farmaceutici fondata nel 1935 a Milano da Domenico Ganassini di Camerati, professore ordinario di chimica all’Università di Pavia.

In ottant’anni l’azienda a gestione familiare di strada ne ha fatta: al marchio Rilastil dedicato all’elasticità della pelle, che lancia nel 1972 facendo affacciare per la prima volta l’Istituto farmaceutico al mondo della cosmesi, si aggiungono nomi tra cui Korff, Bioclin, Neoviderm e Dermofarm, brand, quest’ultimo, leader in Spagna per ricerca e innovazione nel settore dermocosmetico acquisito dieci anni fa e che ha visto un importante consolidamento l’anno scorso, come spiega il vicepresidente Anna Maria Ganassini.

Che aggiunge: «Il 40% del nostro fatturato arriva dall’estero. I mercati di riferimento sono Grecia, Albania, Romania e Polonia. Stiamo lavorando molto bene con i distributori che abbiamo lì coinvolgendoli il più possibile nei nostri progetti. Una strategia vincente visto che negli ultimi due anni il nostro fatturato in questi Paesi è cresciuto in modo molto importante».

Prossimo passo: la Cina. «Siamo lì da sette-otto anni – continua Ganassini – con una ventina di prodotti registrati. Un mercato molto interessante, ma difficile. Per vari motivi. Il primo è che nell’ultimo periodo c’è stato un momento di bulimia di cosmetici italiani da parte del pubblico cinese e adesso stiamo facendo i conti con una concorrenza numerosa e stiamo giocando le nostre carte. È una cultura diversa, bisogna attrezzarsi e noi lo stiamo facendo con una società commerciale che abbiamo fondato a Shanghai con due nostri manager italiani che vivono lì e fanno da watcher per osservare il mercato, ma anche esplorare aree vicine come Vitenam, Corea e Indonesia».

Il grande salto in Cina Istituto Ganassini l’ha fatto con lo sbarco su Alibaba, vendendo sulla piattaforma Tmall, «perché i consumatori cinesi sono molto abituati a comprare sul Web – continua Ganassini -. Rilastil è il marchio su cui puntiamo per la nostra espansione all’estero sia in Europa sia in Cina».

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A Dusseldorf apre il selfie-museo – Tempo Libero

  • Redazione ANSA
  • 26 ottobre 2019
  • 15:56

Ha aperto a a Dusseldorf, in Germania, il primo museo al mondo dove potersi fare un selfie davanti a sfondi spettacolari. In questo museo, infatti, non vengono mostrate opere d’arte, ma ogni visitatore stesso diventa un’opera d’arte mettendosi in scena davanti a uno dei 25 scenari. Il museo, chiamato ‘Cali Dreams’ resterà aperto per tre mesi. Dopo questa fase di test, tuttavia,  potrebbe diventare a lungo termine.

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Lo spartito come mappa: guida al piacere dei viaggi musicali

itinerari sulle note

Internet ha moltiplicato l’audience virtuale di ogni tipo di spettacolo, ma ha anche stimolato la voglia di vedere dal vivo pianisti, tenori, direttori d’orchestra. E si moltiplicano i tour operator specializzati

di Giulia Crivelli

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La cupola del Teatro Costanzi di Roma (photo: Yasuko Kageyama)

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La missione di Beatrice Venezi per diffondere la musica classica

Le vie della musica classica sono infinite. Lo sono in senso figurato, prima di tutto: collegano passato e presente e più che di vie si tratta di tunnel temporali tra secoli che fanno incontrare compositori vissuti pochi o molti secoli fa con noi donne e uomini del terzo millennio. Ma la musica classica crea anche sentieri di conoscenza tra generazioni: come altro definire l’incontro tra un giovanissimo studente di un Conservatorio, poniamo di pianoforte, e lo spartito nato 260 anni fa dal genio di Mozart, che iniziò a suonare a tre anni e compose il primo minuetto a cinque : due coetanei le cui strade si incrociano a distanza di due secoli e mezzo.

Immersione sonora
A differenza di altre forme d’arte, in particolare figurative, la musica classica e la musica in generale hanno una freccia in più al loro arco: fanno leva sul meno “discreto” dei sensi, l’udito. Per un quadro o una scultura usiamo la vista: le opere ci parlano, se siamo fortunati, lo fanno però in silenzio.
La musica ci investe con le sue onde sonore, ha un impatto fisico, oltre che emotivo. Certo, si può ascoltare in cuffia, ma potendo, chi non preferisce alzare il volume e farsi avvolgere dal suono? In una stanza, in una sala concerto, in un bosco. Si può suonare e ascoltare musica classica ovunque, per il piacere di chi la esegue e degli spettatori-ascoltatori. Non dovrebbe stupire, forse, che tra le forme di arte contemporanea in più rapida diffusione ci siano la sound art e la performance art, che rendono i confini con lo spettacolo, anche e soprattutto sonoro, sempre più labili.

I limiti della tecnologia
Negli ultimi dieci anni i sistemi di home entertainment hanno fatto salti tecnologici enormi. Per chi ama la musica, oltre che il cinema o lo sport, definizione delle immagini e qualità del suono permettono – in teoria – di fare a meno di frequentare più o meno affollate sale cinematografiche o da concerto. Se da una parte, specie in Italia, il cinema sta in effetti soffrendo, non così gli spettacoli di musica dal vivo: vale per pop, rock, rap, ma anche per opere, operette, balletti e musical. C’è poi un fatto curioso, a proposito di nuove tecnologie che cannibalizzano quelle precedenti, al pari di discepoli molto ingrati. I maestri a volte si prendono delle rivincite, come nel caso del vinile: da circa due anni i mitici “LP” sono tornati, si comprano nei negozi oppure online e nel Regno Unito il 2018 è stato l’anno del revival delle… musicassette, le cui vendite sono cresciute del 112% a 50mila pezzi.

Emozioni dal vivo
Nel mondo del rock – specie guardando agli 70 e 80 – esiste la figura delle groupies, ragazze talmente invaghite dei loro idoli (più forse che delle loro canzoni) da seguirli ovunque. Potrà stupire, ma un fenomeno simile, anche se nessuno userebbe la parola groupies, c’è anche nella musica classica. Leggendario resterà il Club degli abbadiani itineranti, fatto di donne e uomini che seguivano Claudio Abbado ovunque. Il club è sopravvissuto alla morte del direttore d’orchestra, avvenuta nel 2014, anche perché – come ogni grande maestro – ha avuto molti discepoli, la maggior parte dei quali grati e devoti, che i membri del club continuano a seguire. Pianisti, violinisti, cellisti, flautisti, tenori e cantanti lirici in genere e, naturalmente, direttore d’orchestra, hanno spesso siti dedicati, esempio meraviglioso di nuova tecnologia, il web, che corre in aiuto di un mondo considerato antico, quello della musica classica. Siti che tengono aggiornati su date di concerti e offrono servizi di prenotazione o, volendo, pacchetti di viaggio che comprendano, oltre all’evento musicale, spazi per altri svaghi.

Amplificazione social
Lo streaming e, in generale, siti e social network, garantiscono a eventi come sfilate, convegni, meeting di ogni genere, vita potenzialmente eterna. Fatto che ha fatto crescere esponenzialmente l’audience di ogni singolo evento, ma che non può prescindere dall’accadimento originale, quello vero, fisico, reale. Succede lo stesso con la musica classica: la perfomance originale, alla quale solo pochi hanno la possibilità di assistere, è una sorta di pietra filosofale, che dà origine a tutto il resto.

Agenzie specializzate
Nel tempo sono nate vere e proprie agenzie specializzate in viaggi musicali: in Italia spicca Il Sipario, nato nel 1995 a Milano, che è il primo tour operator italiano esclusivamente dedicato all’organizzazione di viaggi per gli amanti della musica classica. Negli anni ha ampliato la sua offerta arricchendo i pacchetti con proposte dedicate all’arte e i viaggi possono essere individuali, di gruppo o con accompagnatore esperto, oltre che di musica, di patrimonio artistico e architettonico del luogo che si visita.

Capodanno a Berlino
Per i prossimi mesi, spicca l’offerta per Berlino, cinque giorni (28 dicembre-1° gennaio) per godersi la capitale tedesca e assistere al concerto dei Berliner Philharmoniker diretti dal loro nuovo direttore, l’astro Kirill Petrenko, e a quello della Staatskapelle, con Daniel Barenboim sul podio, per il tradizionale appuntamento con la nona sinfonia di Beethoven. Il programma di visite “di contorno” ripercorre la storia di Berlino dalla ricostruzione barocca del diciottesimo secolo alle ultime installazioni di artisti contemporanei.

Ron Howard: il mio Pavarotti. Ho cercato di raccontare il mito

(Ri)scoprire l’architettura
Accanto al patrimonio delle città in cui si tengono concerti o spettacoli operistici o di balletto, il viaggio musicale permette di riscoprire l’architettura dei teatri stessi. Luoghi come La Scala o l’Opéra de Paris o il Metropolitan di New York o ancora il teatro Colón di Buenos Aires sono diventati talmente familiari come attrazioni turistiche, da far dimenticare il posto che occupano nella storia dell’architettura e nei progressi fatti da progettisti e costruttori che aspirano da secoli all’acustica perfetta. Tutti aspetti che, tra una nota dal vivo e l’altra, possono essere riscoperti e che alla fine faranno apprezzare i concerti ancora di più.

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