Fanny Moizant: «Dalla Kelly di Hermès alla Saddle bag di Dior, i record di Vestiaire Collective»

usato di lusso

Intervista alla fondatrice della piattaforma che dieci anni fa ha rivoluzionato il mercato del lusso second hand, oggi ad Hong Kong per aprire le preziose porte dell’Oriente alla sua azienda

di Chiara Beghelli

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4′ di lettura

Fanny Moizant è la dimostrazione umana della falsità di un assioma, quello per cui la maternità corrisponde alla fine della carriera. Anzi, proprio la nascita delle sue figlie, e una formazione nel marketing di moda, le volle fare creare qualcosa di suo. Era il 2009 della recessione, e notò che le fashion blogger a corto di contanti iniziavano a rivendere sui rispettivi blog i loro beni. Che però potevano essere dei falsi. Così, con altri cinque amici, in un appartamento di Parigi, Moizant mise online Vestiaire Collective (Vc), piattaforma di vendita di moda e lusso usato e autenticato da un team di esperti.

Dieci anni dopo, Vc è leader di un settore in costante crescita (secondo Bcg arriverà a 36 miliardi nel 2021, rispetto ai 25 del 2018, al ritmo di +12% all’anno): ha 9 milioni di membri, 1,2 milioni di articoli in catalogo di 5.200 brand, 400 dipendenti in sei sedi. E 149 milioni raccolti da fondi e investitori, di cui ben 40 lo scorso giugno, dalla cordata guidata da Max Bittner (ora ceo) e da Bpifrance. Un’iniezione di capitale che ha portato, fra l’altro, all’apertura in ottobre del primo negozio fisico permanente da Selfridges a Londra e Moizant a trasferirsi (con le figlie) a Hong Kong, a capo di un team di 20 persone che stanno aprendo a Vc le preziose porte dell’Asia.

Fanny Moizant

Dieci anni fa avete colto per primi una tendenza che oggi è un business globale. Fra 10 anni quali saranno i grandi temi nella moda e nel lusso?

«Credo che l’economia circolare sarà il nuovo standard nel settore della moda. Il modello lineare con cui ha lavorato finora sta lentamente svanendo e allo stesso tempo i consumatori si rendono conto dell’insostenibilità di questo modello. Immagino un futuro in cui l’industria della moda lavori per ridurre gli sprechi, e allo stesso tempo collabori con siti di resale come il nostro per garantire che la durata degli articoli si estenda. Nulla dovrebbe essere prodotto per durare una sola stagione, ogni articolo dovrebbe essere amato per molti anni a venire».

Uno dei punti di forza del resale è proprio la sua sostenibilità, un aspetto cruciale per le aziende del settore. Crede che stiano facendo abbastanza in questo senso?
«Grazie ai social media ci sono sempre meno segreti nella moda. Le persone sono chiare sui cambiamenti che vogliono vedere in termini di sostenibilità e conseguentemente i brand devono saper rispondere a queste esigenze. Noi vogliamo lavorare con questi brand per garantire che la durata dei loro prodotti sia più lunga possibile».

Durabilità è una caratteristica dei classici, che su Vc sono degli evergreen…
«Sì, i classici sopravvivono sempre, come la Kelly di Hermès e la Neverfull di Louis Vuitton. Ci sono collezioni che hanno oggi lo stesso impatto di quando furono lanciate, come quelle per Céline di Phoebe Philo. E ci sono pezzi come la Saddle bag di Dior o la Baguette di Fendi che hanno un grandissimo revival e sono ora più popolari che mai».

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